PRENDIMI E UCCIDIMI
di e con ROSSELLA DRUDI
a cura di Cristina CELLINI
con Claudio FRAGASSO, Massimo BONETTI
A fare da cornice alla presentazione del libro, la mostra personale dell'artista CLAUDIO ANGELONI
Osservarono tutti la scena, freddi, senza reazioni. La coppia dei due più grandi lanciò un occhiata d’intesa agli altri bambini, i sei piccoli, a quel gesto in codice, si presero tutti per mano, in cerchio attorno al letto. I due più grandi chiusero il cerchio e subito dopo iniziarono a ridere, dando il via agli altri che li imitarano all’istante, dapprima piano poi sempre più forte fino a esplodere in una risata corale, isterica, agghiacciante…
La trama
Un Assassino sanguinario si aggira per Torino. I cadaveri delle vittime vengono ritrovati privi della testa. Del caso si occupa una divisione speciale della Polizia, specializzata nella caccia ai serial killer, di cui, per una vicenda che inizialmente sembra fortuita, entrano a far parte l’Ispettore Gabriele Doria e gli agenti Valeria Majano e Stefano De Bei. Tutte le tracce portano a un antico orfanotrofio appena fuori città, gestito dalle suore, il collegio Sant’Anna. In una Torino fredda e inquietante, tra misteri esoterici e storie d’amore fetish e sadomaso, il passato torna a chiedere vendetta.
Note dell’autrice
Inseguo il genere da sempre, ma mai fine a se stesso. Amo l’intreccio giallo all’interno del percorso umano. Scandagliare l’anima fino a squarciarla lacerandola. Inizio da me per provare a capire cosa c’è dentro chi mi è di fronte. I percorsi della mente umana sono più affascinanti di qualunque storia. Coinvolgono ai limiti dell’immaginabile. Partendo da questi presupposti ho cercato di entrare nella mente di un serial killer con una intelligenza superiore alla media, un genio del male. Dopo aver studiato, letto, indagato e visionato perizie psichiatriche di più di 100 casi tra quelli denominati come i peggiori al mondo, ho deciso d’inventare una storia con triplo sottotesto. La difficoltà non è stata tanto nell’intreccio narrativo, vengo dal cinema di genere e quindi creare suspance, azione, adrenalina per colpire e sorprendere chi legge e “vede” mi è congeniale per passione, fantasia ed esperienza. La cosa che mi ha sorpresa e turbata è stato scoprire l’influenza predominante in ogni caso reale studiato. La mancanza d’amore, l’anaffettività, l’amore tradito, deluso, l’incapacità di amare o l’esserlo troppo. Vedere come un sentimento primario, forte e indispensabile può condizionare la crescita di un essere intelligente, mutarlo e forgiarlo fino a trasformarlo in una macchina perfetta e consapevole di morte. Da qui parte la mia storia e ricerca. Ho cercato di scriverlo come fosse un thriller classico, lasciando al lettore più attento le sottotrame tutte da scoprire analizzare in una sorta di specchio fastidioso da osservare per vederne riflessa la nostra anima, nell’attuale società senza escludere coscienza e verità ….
Nel racconto ci sono anche momenti di commedia con battute divertenti legate ad un personaggio giovanissimo, il più piccolo del gruppo e la sua anziana madre. Giocare con i generi senza tradirli è da sempre una convinzione che non abbandono mai, perché non credo nelle regole imposte per stile o tecnica di scrittura. Si scrive ciò che si sente e vive nella mente e negli occhi prima di metterlo giù sulle pagine bianche.
La storia si svolge in Italia nella città di Torino. Colpita dal fatto che grandi ed abilissimi scrittori di gialli Italiani ambientano le loro belle storie sempre all’estero, come se l’Italia fosse poco appetibile o credibile per il genere. Mentre all’estero gli autori più conosciuti dai tempi dei tempi le ambientavano in Italia. Ho voluto spezzare questa assurda schizofrenia e vorrei continuare a farlo nei prossimi romanzi gialli che scriverò, rigorosamente ambientati nelle nostre splendide città. A volte ci si dimentica che il gotico Italiano ha fatto scuola alla fine dell’ottocento ispirando i più conosciuti scrittori del gotico Americano e andando di pari passo con quelli Inglesi della stessa epoca. Dimenticando anche i grandi scrittori Italiani che hanno iniziato proprio con il genere, dal giallo, al metafisico, al fantasy, al Mystery ed altro.
Come se i loro trascorsi fossero da dimenticare perché “minori” ne cito solo alcuni:
“Malombra” di Fogazzaro. “Storie di Spettri” di Mario Soldati. “Le Mura di Anagoor” “Una Pallottola di Carta” Dino Buzzati. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo se consideriamo le favole come quella di Pinocchio che racchiude in se tutti i canoni del genere dall’horror, al giallo al fantasy, metafisico ecc, o alla stessa “Divina Commedia” del sommo Dante, che non me ne vogliano i puristi gridando alla “scandalo” Ma nel poema dei poemi ci sono tutti i generi rappresentati, nessuno escluso. Quindi perché considerare la letteratura di genere, minore?.
Sono una pazza presuntuosa? .. Può essere e allora viva la follia se intesa come libertà d’espressione.
ROSSELLA DRUDI - www.myspace.com/rossarossella
CLAUDIO ANGELONI - www.claudioangeloni.com
